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bray_massimo.jpgErnesto Galli della Loggia è storico e notista politico del Corriere della Sera: il 28 aprile 2013, giorno dell’insediamento del governo Letta, ha pubblicato un tagliente giudizio su Massimo Bray, neo-ministro dei Beni Culturali e del Turismo. Il titolo esprime bene il concetto “Bray, il Ministro Sconosciuto. La Cultura Ostaggio del Potere” e merita di essere riportato per esteso.

 

 

«Bray» - «Chi?» - «Bray, Massimo Bray» - «Ahh». Deve essere stato più o meno questo lo scambio di battute risuonato nelle più diverse sedi a sentire il nome del nuovo ministro dei Beni e delle attività culturali (in foto) del governo Letta. Il nome per l'appunto di uno sconosciuto. Sconosciuto alla politica (si tratta di un neoeletto deputato Pd) e sconosciuto alla cultura, se con questa parola s'intende qualcosa comunque legato a un'originale creatività e competenza intellettuali. Il nostro, infatti, più che vantarsi di essere direttore editoriale dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana e presidente del consiglio d'amministrazione della Fondazione «La notte della taranta» per la promozione della «pizzica» salentina, più di questo, dicevo, non può. Dal momento che fino a prova contraria, la nascita nei feudi elettorali dell'on. D'Alema (Bray è di Lecce), e la carica di direttore responsabile della rivista Italiani/Europei sponsorizzata sempre da D'Alema, ancora non costituiscono un particolare titolo di merito culturale. Ma mentre nessuno avrebbe mai osato nominare, chessó, all'Economia o all'Istruzione, un illustre sconosciuto, o qualcuno dalle competenze inesistenti, per i Beni culturali, per la cultura, invece si è potuto benissimo. È bastato che così abbia voluto il ras politico, il capo di una corrente del Pd, celata, come oggi si usa, dietro il nome pudico di Fondazione. Che un Paese come l'Italia - con il suo immenso patrimonio artistico d'ogni tipo, con il rapporto che la sua identità storica ha con la cultura, con ciò che l'uno e l'altra rappresentano ancora oggi per la sua immagine nel mondo - ebbene, che un simile Paese affidi tutto questo alle cure di un ignoto volenteroso (speriamo), a ciò destinato per esclusiva opera dei più bassi calcoli di potere correntizio, è cosa inaccettabile. Destinata a segnare un distacco ulteriore tra il Paese che pensa e che sente, e la politica. Francamente non pensavamo che fosse questa l'Italia di Enrico Letta.

© Corriere della Sera