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L’EDITORIALE DI ROBERTO GENTILE

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bluvacanze-logo.jpgaponte-gianluigi.jpgIl miglior articolo sulle intricate vicende MCS / Bluvacanze è stato pubblicato dal Corriere della Sera il 21 settembre 2014, a firma Mario Gerevini. Lo si riporta integralmente, come esempio - ormai raro - di giornalismo d’inchiesta, che non guarda in faccia a nessuno e dispone di informazioni riservate.

 

Alla fine il cavaliere bianco arriva dalla Svizzera, con un lettera in mano e un assegno in tasca. E così al gruppo Bluvacanze, che ogni anno fa viaggiare 2 milioni di italiani, tutti guardano al futuro più felici e contenti. Il cavaliere, in realtà, è un armatore, si chiama Gianluigi Aponte (in foto a destra), peroglio-longhin.jpgè il re dei cargo e delle crociere e proprietario della multinazionale, con base a Ginevra, MSC Mediterranean Shipping Company, 23 miliardi di dollari di fatturato. Bluvacanze è uno dei più grandi gruppi turistici italiani con una rete di 550 agenzie di viaggi, il tour operator Going e il numero uno dei viaggi d’affari, Cisalpina; da anni ha i bilanci in rosso. «Vi confermiamo il nostro impegno irrevocabile - è scritto su carta intestata della holding Sas Shipping di Aponte - a fare tutto quanto necessario affinché la società e le sue controllate abbiano fino a tutto il 31/12/2014 le risorse finanziarie occorrenti a far fronte ai propri impegni. Garantiamo l’integrità del capitale». La storia, tuttavia, non è così semplice e lineare perché il cavaliere bianco Aponte era già arrivato quasi tre anni fa e da allora gestisce il gruppo con il 51%.  L’altro grande socio è Unicredit che ha il 42% (più il pegno sulla quota MSC). La banca non ha voluto approvare, astenendosi, il bilancio 2013 di Bluvacanze. Un segnale piuttosto forte. Che cosa è successo, dunque, dal 2011 a oggi? Bluvacanze è in grave crisi quando MSC a fine 2011 la rileva, ricapitalizzandola, da Investitori Associati. Unicredit, la banca più esposta, accompagna l’operazione sottoscrivendo il 42%. Tutto torna: per MSC le agenzie di viaggi sono strategiche, Bluvacanze ha un socio di grande forza finanziaria, Unicredit sa di aver messo nelle mani migliori possibili un’azienda da risanare con un mercato dei viaggi in picchiata. La famiglia di armatori spedisce subito i suoi manager a gestire il gruppo. Passa un anno e si dimette il presidente di Bluvacanze. Nulla filtra, ma è un addio al veleno. Filippo Cesaris, avvocato dello studio Nctm, il giorno delle dimissioni denuncia in modo formale in un CdA (anche per tutelarsi da eventuali responsabilità) «la totale assenza di informativa da parte dell’amministrare delegato e del CFO» e contesta la volontà del socio di riferimento di creare uno steering committee «a prescindere - dice - da ogni considerazione sulla legittimità e autorevolezza di un organismo estraneo e non previsto dalla società». Fuori Cesaris arriva Pier Francesco Vago. MSC accorcia le redini perché Vago è il presidente esecutivo di MSC Crociere oltre che genero di Aponte. I bilanci 2011 e 2012 si trascinano quasi 100 milioni di perdite. Aponte e Unicredit mettono mano al portafoglio. Ma l’azienda non “gira”. E così arriviamo al 2014 con un altro bilancio in rosso (21 milioni) e patrimonio netto negativo. Ne fa le spese tutta la prima fila di manager. Prima viene licenziato il direttore generale Pino Costanzo, poi si dimette l’amministratore delegato Massimo Rosi. E a maggio parte un’azione disciplinare contro la CFO che poi si risolve con una transazione e le dimissioni. Piazza pulita, insomma. Aponte nomina un nuovo amministratore delegato (Alberto Peroglio Longhin) e spedisce in CdA un altro dei suoi super-manager, Giovanni Onorato, a.d. di MSC Crociere. Ci vuole un giro di vite. Troppi funzionari hanno i poteri di spesa. Uno di questi era stato beccato con le mani nella cassa e denunciato in tribunale: si autorizzava pagamenti sul conto personale per una cifra, si dice, di milioni di euro. Bluvacanze a metà 2014 è ancora sull’orlo dell’insolvenza. Rischiano di saltare finanziamenti e fidejussioni (a favore di IATA, per esempio) essenziali per lavorare. Non ci sono beni da mettere in garanzia perché anche i marchi sono in pegno a Unicredit. È a quel punto che parte la lettera dalla Svizzera e consente all’azienda di tirare il fiato e superare le scadenze di luglio e agosto. «Il primo obiettivo - dice oggi l’a.d. Peroglio Longhin (in foto a sinistra) - è il risanamento ma già nel 2014, secondo il nuovo piano, l’ EBITDA tornerà positivo per arrivare a un utile netto nel 2015, nonostante un mercato ancora in sofferenza».