Pecora Verde ha fatto una brutta fine, nonostante il verde (della speranza) e il claim originale escursioni#fuoridalgregge. Parabola durata meno di due anni, per la start-up milanese fondata da Francesco Errico, esperto di comunicazione in ambito crociere e soci multinazionali (uno francese, uno spagnolo, un arabo). A ottobre 2015 Errico dichiara “Sospendiamo temporaneamente l’attività, anche per quanto riguarda le prenotazioni già in essere”, ma due mesi dopo in home page pecoraverde.com campeggia ancora un “Coming soon!” che non avrà mai seguito, perché la sede è vuota e i dipendenti - oltre che restare senza stipendio per mesi - sono approdati ad altri lidi. L’idea, basata sull’idea di vendere escursioni “esperienziali” (appunto, #fuoridalgregge), non era male: in anno e mezzo di attività, grazie alla collaborazione con più di 2.000 agenzie di viaggi, aveva prodotto almeno 1 milione di euro di vendite. Che cosa è andato male, allora? Primo, forse il passo più lungo della gamba, ovvero spese eccessive - soprattutto di struttura e di pubblicità - per una neonata società, il cui capitale di partenza era frutto del solo apporto dei soci. Secondo, l’attesa di un finanziamento da parte di un fondo (italiano, e non arabo, come girava voce...) atteso a lungo e - alla fine - mai arrivato. Pare che il buco (soprattutto nei confronti dei fornitori) sia a 6 cifre, quindi molto alto per una società con sole due stagioni alle spalle. Chi pensa male...
Perché Pecora Verde è uscita per sempre dal gregge
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