Chi è Roberto Gentile

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L’EDITORIALE DI ROBERTO GENTILE

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CHI VA E CHI VIENE

IL NETWORK DEL MESE

L’AGENZIA DEL MESE

carrefour blu logo qpowered by blu logo qDa aprile 2023 se clicchi su www.viaggi.carrefour.it appare un menu di servizi, pratico e intuitivo, che propone hotel e treni, villaggi e crociere, tour e le immancabili “esperienze”: sulla schermata, in alto a sinistra appare il logo “Carrefour Viaggi”, in alto a destra quello “powered by Bluvacanze”. La proposta di viaggi della filiale italiana del Gruppo francese si avvale infatti della tecnologia e del prodotto della società milanese guidata da Domenico Pellegrino. Attiva nella GDO italiana dal 2000, oggi Carrefour Italia dispone di una rete di oltre 1.500 punti vendita, distribuiti in 19 regioni, dei quali 1.200 in franchising (formula della quale è leader nazionale), con le insegne Ipermercati Carrefour, Carrefour Market e Carrefour Express. MSC, colosso fondato da Gianluigi Aponte con sede a Ginevra, opera nel settore turistico con tre diverse legal entities: Bluvacanze (300 punti vendita di proprietà, 600 agenzie indipendenti affiliate a Blunet), il t.o. Going, Cisalpina Tours dedicata al business travel e a MICE, cui si è aggiunta, da un anno, la divisione Out Of The Blu, agenzia di eventi e live communication.

 

franco gattinoni qbann open ai gattinoni 500 70La divisione Turismo del Gruppo guidato da Franco Gattinoni ha registrato risultati positivi nel 2022, con un volume d'affari di 210,5 milioni di euro (162,518 realizzati dalle filiali e 48 milioni dal prodotto interno del Gruppo) e un valore gestito di contratti commerciali di 560 milioni di euro. Per il 2023, gli obiettivi puntano a una crescita del 40%, superando i 300 milioni di euro per il fatturato di divisione e i 678 milioni di euro per il valore gestito di contratti commerciali.

Il Gruppo Gattinoni ha costantemente investito per la crescita, in termini di acquisizioni societarie, tecnologia, risorse umane e prodotti. Nel 2022 è stata avviata una riorganizzazione societaria che proseguirà nel 2023/ 2024 e prevede una semplificazione e razionalizzazione delle attività delle diverse aree di business:alla holding capogruppo Gattinoni & Co faranno capo solo tre società distinte, dedicate al Travel (prodotto e agenzie), al Business Travel e agli Eventi. Il Gruppo Gattinoni conta oggi 800 fra dipendenti e collaboratori e ha confermato 80 nuove assunzioni nell’ultimo trimestre, con altre previste nei prossimi mesi.

Dopo l'acquisizione di Robintur, il network conta 1.527 agenzie di viaggio, di cui 120 di proprietà. Le agenzie saranno oggetto di un progetto di rebranding che partirà dai punti vendita di proprietà e si completerà nel corso del 2023.

 

suite travel qcartorangeGiada Marabotto e Antonella Ruperto sono due imprenditrici molto dinamiche, note per aver fondato Suite Travel, corner di viaggi presenti, grazie a un esclusivo accordo di co-branding, negli store COIN. CartOrange, fondata da Gianpaolo Romano nel 1998, sedi operative a Firenze e a Milano, rappresenta il più grande network italiano di consulenti travel, con oltre 400 “Consulenti per viaggiare” indipendenti e slegati dall’appartenenza a un’agenzia fisica.

A settembre 2002 è stato firmato un accordo che prevede la gestione dei corner COIN, presenti e futuri, affidata alla rete CartOrange (nella quale sono confluiti la ventina di consulenti Suite Travel), mentre Marabotto e Ruperto potranno dedicarsi alle nuove aperture, all’organizzazione di eventi in store, al commerciale e al marketing.

La scelta di delegare a terzi il rapporto col cliente è dovuta al forte carico che uno store COIN richiede, sia in termini di apertura (mediamente 12 ore al giorno, 7 giorni su 7), sia per il forte passaggio di clientela, non sempre pronta a interagire con un’attività “insolita” in un grande magazzino, quale l’agenzia di viaggi.

 

aponte qmsc zoe qCi voleva il dettagliatissimo ritratto che Corriere Economia dedica a Gianluigi Aponte, per comprendere la vastità del patrimonio, delle attività e dei progetti di colui che - non a caso - viene indicato come il “tycoon italiano”. Termine che in passato è stato attributo a figure quasi mitologiche come Henry Ford, Howard Hughes o Aristotele Onassis.

Come l’armatore greco, l’imprenditore di origine sorrentina domina sul mare, con la holding di famiglia, la Mediterranean Shipping Company Holding SA, sede a Ginevra, che a sua volta controlla due società, la MSC Cruises SA, anch’essa registrata in Svizzera, e la SAS Shipping Agencies Services (CY) LTD, registrata a Cipro, che a sua volta controlla la SAS Shipping Agencies Services Sarl, registrata in Lussemburgo. Troppo complicato? Allora clicca qui per aprire il tutorial Graph Commons “atto a orientarsi nella galassia MSC”.

Galassia che va dall’interporto strategico di Rivalta Scrivia al mega terminal nella zona di Cortenuova, da Rimorchiatori Riuniti a Rimorchiatori Mediterranei (la denominazione vintage non inganni, la compagnia genovese ha recentemente vinto il bando per il porto di Singapore, il secondo più trafficato al mondo), dai traghetti Moby, salvati dal fallimento, alla Bolloré Africa Logistics (stazioni container, concessioni ferroviarie, terminal ro-ro per auto, carri e vagoni), dalla divisione cargo (quattro Boeing ordinati) alla trattativa per Italo col concorrente GIP Global Infrastructure Partners, dal memorandum d’intesa con Ferrovie dello Stato per sviluppare trasporto combinato marittimo, alla riapertura della partita per ITA Airways.

Secondo l’accreditata Alphaliner, MSC ha recentemente superato la danese Maersk, che occupava la leadership mondiale dal 1996: a novembre 2022 MSC ha una capacità complessiva di 4.565.280 container standard da 20 piedi (TEU Twenty feet Equivalent Unit), 331.102 TEU più di Maersk, anche grazie al fatto che le 708 navi portacontainer di MSC sono più grandi delle 715 navi di Maersk. Ulteriore elemento che certifica la potenza di fuoco di MSC: possiede molte più navi di Maersk (396 contro 345) che invece ne noleggia di più (370 contro 312), quindi - ovvio - guadagna molto di più.

Dell’impero di Gianluigi Aponte fanno parte anche le 19 navi da crociera di MSC Cruises. E pure il network Bluvacanze e il tour operator in-house Going. Ma di questo l’articolo non parla.

N.B. Grazie a Dino Avagliano director & speed & consumptions claims expert in Aerospace & Marine International (AMI) per la conferma dei dati.

 

Italia it logo qA volte ritornano. Il 27 giugno 2022 il Ministero del Turismo ha rilasciato una nuova versione del portale Italia.it, che pensavamo definitivamente defunto: invece sopravvive indomito. Ecco un breve riassunto della sua storia (su Wikipedia c'è tutta) e tre motivi per smettere di buttarci un sacco di soldi (nostri). Anche se nel frattempo il governo Draghi è caduto e quindi il ministro Garavaglia tra un paio di mesi sarà un ex.

Dopo quasi 20 anni, Italia.it si appresta all’ennesima resurrezione. Il portale (allora si chiamavano così) del turismo italiano fu voluto dal governo Berlusconi III nel 2004, ministro Lucio Stanca, e fu lanciato nel 2007 dall’allora ministro Francesco Rutelli con il celeberrimo maccheronico inglese "Pliiz, visit de uebsait bat pliiz visit itali", meritevole di gloria imperitura insieme al geniale logo a forma di cetriolo. Portale presto chiuso, poi riaperto, poi chiuso di nuovo nel 2014 per essere sostituito da una versione meno costosa, verybello.it, destinato a soccombere pure quello, perché i programmatori non venivano pagati. Tra alterne vicende e costi incalcolabili (c’è che dice 22 milioni di euro, chi il doppio, non lo sapremo mai), oggi Italia.it riceve un’iniezione di denaro senza precedenti: il  progetto "Digital tourism hub", nell’ambito dei fondi gestiti dal PNRR Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, stanzia 114 milioni di euro per rinnovare il sito, che già adesso (come dichiara con “entusiasmo nerd” il Ministero stesso) “è stato rilasciato su una piattaforma di marketing technology all’avanguardia, data-driven ed omni-canale, la quale, attraverso l’architettura cloud, garantisce iper-scalabilità e predispone l’interoperabilità del TDH con il mondo esterno”. Io non ci ho capito nulla, ma questa roba deve costare un sacco di soldi.

Ecco tre motivi per i quali Italia.it sarebbe da chiudere adesso ed evitare di iniettarci ancora del denaro. Ma tanto non mi darà retta nessuno.

1. Il concetto di portale del turismo italiano è vecchio e superato. Nel 2004 il browser di riferimento era ancora Netscape, Facebook era stata appena fondata e i social non esistevano. L’italiana Virgilio.it era una web directory, cioè un elenco di siti (non classificati per tag) suddivisi in maniera gerarchica e raccolti in categorie e sotto-categorie tematiche: una sorta di Pagine Gialle on line. Il portalone turistico aveva lo stesso scopo: mettere un po’ d’ordine nella sconfinata offerta turistica italiana, che allora si stava affacciando sul web. Che senso ha, vent’anni dopo, un affare del genere? Chiunque abbia uno smartphone - smanettando su Google, Facebook o Booking - di Italia.it se ne frega altamente.

2. Italia.it è un sito anonimo e basico, senza fantasia e senza innovazione. Disponibile solo in italiano, inglese e spagnolo (tedesco no? peccato, è il primo mercato incoming che abbiamo); con pochi e scontati contenuti (una settantina le “cose da fare” a Venezia, una quarantina in tutto il Veneto, e la regione è ampiamente la prima in Italia per presenze); in home-page si promuovono Lecce e la maratona di Venezia, Bolzano e pure la web radio, cioè “la colonna sonora delle tue esperienze” (!).  Beh, dopo che Lecce e Bolzano ti hanno incuriosito, puoi prenotare qualcosa? No. Se l’elenco dei 60 siti Unesco ti ha ingolosito, puoi chiedere a qualcuno di organizzare un minitour? No. Sei indeciso tra quale dei 98 borghi italiani sia quello più adatto alle tue aspettative e vorresti leggere l’opinione di un blogger o di un influencer, puoi? No. Social? Manco a parlarne, nel 2004 non c’erano.

3. I contenuti li metterà (a pagamento) qualcun altro. Sempre a giugno 2022, il  Ministero del Turismo pubblica“un avviso destinato alla raccolta di adesioni da parte di soggetti ed operatori economici privati interessati alla stipula di accordi di collaborazione per la fornitura, attraverso interconnessione con la piattaforma TDH, di contenuti editoriali e/o redazionali verso il Portale italia.it”. Siete interessati e volete pure i dettagli? Ecco il link. Tradotto: visto che noi del Ministero (pure con l’aiuto di Enit) da soli non ce la facciamo, vediamo se i privati - che sono più bravi e magari quei contenuti ce li hanno già - sono disposti a darceli, in cambio di soldi. Ne consegue che se il Trentino - faccio un esempio a caso - ha un canale YouTube strabiliante e centinaia di video, può promuoversi su Italia.it. Se la Val d’Aosta - altro esempio a caso - quella collezione non ce l’ha, beh, non se fa nulla.

Conclusione: non è che Paesi concorrenti del nostro (Germania, Francia e Olanda per dire) facciano cose strabilianti on line. Ma così com’è messo adesso, Italia.it lo sa fare anche mio cugino smanettone, e non costa 114 milioni di euro.

P.S. Non ci dormito una notte, a proposito dell’interoperabilità del TDH con il mondo esterno.